Quarta Lezione (attrezzatura ARA)
L'immersione subacquea comporta particolari sollecitazioni all'organismo che possono essere comprso solo conoscendo alcune piccole ma indispensabili nozioni di anatomia e fisiologia.
La
borsa
Sono tantissima le borse reperibili sul mercato, di ogni foggia, materiale, grandezza e peso. Ci limiteremo a dire che oltre alla classica borsa, provvista o no di rotelle e manici, ve ne sono alcune, dette "sacche stagne", a completa tenuta d'acqua e che consentono di riporre l'attrezzatura dopo l'immersione senza pericolo di bagnare l'auto dove le trasportiamo.
Il GAV
Un giubbotto ad assetto variabile (GAV) è un accessorio utilizzato al fine di aumentare la capacità di controllo del livello di profondità da mantenere sott'acqua (analogamente alla vescica natatoria dei pesci), mantenendo un assetto stabile e una profondità costante, oppure per immergersi o emergere in modo controllato.
Internazionalmente è conosciuto con l'acronimo di BCD, acronimo per Buoyancy Control Device (o come BC, Buoyancy Compensator). In emersione, il jacket è gonfiato per essere usato come ciambella di ausilio al galleggiamento ed è in genere munito di fischietto di soccorso.Funziona attraverso un'opportuna applicazione del principio di Archimede.
Dosando opportunamente la quantità d'aria da immettere nel sacco si può raggiungere un assetto neutro (equilibrio idrostatico), con il quale il subacqueo si trova praticamente a non avere spinte né verso l'alto né verso il basso, potendo mantenere senza alcuno sforzo la quota raggiunta. Questa condizione è spesso rassomigliata a quella dell'assenza di gravità .
A rigor di precisione l'assetto perfettamente neutro è possibile solo in assenza di respirazione: la normale inspirazione aumenta il volume del corpo attraverso l'espansione dei polmoni (ed ovviamente l'espirazione lo riduce), perciò l'assetto considerato neutro è in realtà lievemente viziato da minime oscillazioni di quota dovute alla respirazione. In posizione orizzontale, il subacqueo immobile che respira avrà caratteristicamente le caviglie ferme ed il torace che sale e scende di poche decine di centimetri (a seconda della profondità) rispetto alla posizione neutra, semplicemente per effetto della respirazione.
Durante la risalita la diminuzione della pressione esterna provoca una crescente espansione dell'aria contenuta nel GAV, che perciò può (se non dotato di accorgimenti per lo sfiato automatico d'emergenza e la conseguente riduzione della pressione in eccesso) diventare assai pericoloso, causando la cosiddetta risalita "a pallone" a velocità eccessive per le curve di sicurezza.
Anche durante la discesa l'effetto della crescente pressione esterna ha il suo effetto, neutralizzando man mano l'effetto stabilizzante del jacket, sommandosi la riduzione di volume dell'aria nel jacket, del neoprene della muta subacquea e del volume polmonare, potendo consentire un'accelerazione sensibile della velocità di discesa, sebbene questa sia più agevolmente controllabile dal sub (ad esempio assumendo la posizione "a paracadute" e sfruttando l'attrito) oppure gonfiando leggermente il GAV.
La
bombola
La bombola, in subacquea, non è altro
che il contenitore preposto al trasporto sott'acqua della
riserva d'aria per il sub.
È formata da una bottiglia cilindrica in acciaio o
alluminio con una strozzatura detta collo e da una rubinetteria
per la regolazione del flusso dell'aria. Il fondo può
essere arrotondato, ed in questo caso necessita di un fondello
in plastica per rimanere in piedi . Le dimensioni più
comuni sono quelle da 10, 12, 15 e 18 litri ma in alcuni casi
due o più bombole possono essere assemblate in uno
o più circuiti d'aria in modo da ottenere capacità
superiori. Moltiplicando la capienza della bombola per la
pressione di ricarica si ottiene la capacità complessiva:
Capienza * PressioneCarica = Capacita. Una bombola da 15 litri,
che viene solitamente caricata a 200 atm, avrà una
capacità totale di 3.000 litri.
A causa dei materiali utilizzati e, soprattutto, delle pressioni a cui sono sottoposte, le bombole vanno collaudate presso appositi centri autorizzati a scadenza che variano a seconda dello stato in cui verranno utilizzate. Durante il collaudo viene controllata la corrosione interna ed esterna e la resistenza ad una pressione più alta di quella normale. In Italia questi controlli vengono effettuati dopo 4 anni dalla data di costruzione e in seguito ogni due anni.
La rubinetteria può avere uno o due rubinetti montati, collegati poi all'erogatore tramite una frusta, collegata a sua volta tramite un particolare attacco. Di quest'ultimo esistono due tipi: attacco INT (o a staffa, in inglese A-clamp o yoke) o attacco DIN (o a vite).
L'attacco INT (più rapido da montarsi
e più diffuso) è il preferito dei principianti
per la sua facilità di montaggio; ha però lo
svantaggio di sopportare una pressione di esercizio minore
(circa 230 bar) dell'attacco DIN e può succedere, talvolta,
che salti l'o-ring anche in immersione.
L'attacco DIN è più sicuro, per via della sua
conformazione meno sporgente e con serraggio a vite), anche
se meno diffuso dell'attacco INT. È preferito dai subacquei
più esperti ed irrinunciabile per i subacquei tecnici:
sopporta infatti pressioni maggiori (fino a 350 bar) ed inoltre,
per la sua forma, rende pressoché impossibile lo sgancio
dell'o-ring.
Le più moderne e versatili rubinetterie sono realizzate
con due attacchi DIN all'interno dei quali sono avvitati degli
adattatori da DIN-INT, detti anche caramelle o pastiglie,
che sono facilmente estraibili mediante l'uso di una chiave
a brugola da 6 o da 8 mm.
L'erogatore
La pressione dell'aria nella bombola non permette di respirare direttamente da essa, dato che la pressione troppo alta sarebbe devastante: occorre quindi ridurla in uscita per portarla a parità di quella ambientale, che nel caso di immersioni subacquee è variabile a seconda della profondità di discesa.
In acqua infatti ogni 10 metri di profondità corrispondono ad un aumento di circa 1 bar di pressione; questo significa che se in superficie la pressione barometrica di riferimento è 1 bar (ed è la massima, quella a cui il corpo umano è progettato per lavorare), questa aumenta ogni 10 metri discesi in profondità nell'acqua, schiacciando il corpo del subacqueo come un palloncino.
Ricapitolando: se a profondità zero la pressione che circonda il subacqueo è 1 bar, a 10 metri questà è 1 (atmosferica) +1 (acqua) = 2 bar. Allo stesso modo a 30 metri sarà di 4 bar totali, e così via.
Il subacqueo ha quindi necessità di respirare aria alla stessa pressione dell'ambiente che lo circonda.
La
bombola di aria in pressione non ha la possibilità
di modulare la stessa in uscita, ed anzi tenderà durante
il proprio svuotamento a ridurre la propria. Serve quindi
un apparato che adatti la pressione interna del gas contenuto
parzializzandone l'uscita, ed a questo serve l'erogatore,
che si compone normalmente di due diverse parti chiamate "primo
stadio" e "secondo stadio" (esistono erogatori
a singolo stadio, ma sono ormai superati), collegato tra loro
da una frusta a bassa pressione.
Primo
stadio
Il "primo stadio" è collegato direttamente
alla rubinetteria della bombola, e provvede ad abbassare la
pressione del gas da 200 atmosfere (o la pressione presente
in bombola) ad una cosiddetta "intermedia" (anche
7-10 bar). Il gas, che verrà portato verso il subacqueo
tramite "fruste" (speciali tubi resistenti alla
pressione), passa poi nel secondo stadio; il subacqueo infatti
non può respirare aria che non sia alla stessa pressione
dell'ambiente che lo circonda.
Secondo stadio
Interviene quindi il "secondo stadio" che abbassa
e modula la pressione del gas adattandola a quella ambientale,
misurata tramite membrane e leveraggi al suo interno. Il secondo
stadio è la parte terminale dell'erogatore, quella
che si vede trattenuta dalla bocca del subacqueo e che a semplice
depressione della sua uscita (che corrisponde al tentativo
di respirazione del suo utilizzatore) eroga aria (o miscele
diverse) alla stessa pressione misurata dai componenti di
cui è costruito: è una specie di barometro collegato
ad una serie di valvole riduttrici della pressione.
Per un fattore di sicurezza in immersione bisogna sempre avere due secondi stadi, uno principale ed uno di emergenza (solitamente colorato in giallo) in caso di malfunzionamento del primo.
Ci sono due possibili modi di configurare gli stadi: il primo, più semplice, detto "octopus" consiste nel collegare entrami i secondi stadi su un unico primo stadio. La seconda possibilità è di avere 2 secondi stadi e due primi stadi, ciascuno di questi attaccato ad un differente rubinetto della bombola. Questo metodo, sebbene comporti (per chi non li noleggia) l'acquisto di un ulteriore primo stadio, offre una maggior sicurezza in quanto previene un malfunzionamento ad entrambi gli stadi e non solo all'erogatore.
Il manometro
Il manometro è collegato all'uscita ad alta pressione del primo stadio (inicata con HP, high pressure) per mezzo di una frusta e fornisce indicazioni sulla pressione dell'aria contenuta nella bombola e quindi, indirettamente, sulla sua quantità.
Ha una forma circolare ed una scala graduata in Bar, di cui i primi 50 (in rosso) indicano la riserva. E' rivestito in gomma ed ha una valvola di sovrapressione antiscoppio.
La muta
Una muta subacquea è un indumento impermeabile e termoisolante necessario nelle immersioni subacquee per resistere al freddo: diversamente da quanto accade nell'aria, un essere umano immerso in acqua perde calore molto rapidamente per via della grande capacità termica dell'acqua, che sottrae calore in misura molto superiore di quanto non faccia l'aria.
Poiché una generica immersione dura da un quarto d'ora ad alcune ore, salvo casi particolari un subacqueo non può fare a meno di una muta di qualche tipo, pena l'ipotermia o comunque un'esperienza tutt'altro che piacevole.
Esistono molti tipi diversi di muta, a seconda soprattutto di quale temperatura dell'acqua si prevede di incontrare.
Muta umida
La muta umida è, di solito, la prima muta che un subacqueo
principiante si troverà ad acquistare, anche solo per
evitare la dispersione termica in piscina, durante un eventuale
corso di subacquea.
È realizzata in neoprene, materiale impermeabile, ma l'acqua circolerà comunque dalle estremità: in particolare più la muta è aderente al corpo del sub meglio svolgerà la sua funzione di isolante termico, riducendo il ricircolo tra l'ambiente esterno e il sottile strato di acqua che si mantiene tra la muta e la pelle del sub.
È commercializzata in differenti forme, shorty (a maniche e gambe corte) oppure a maniche lunghe, monopezzo oppure salopette e giacca, e in differenti spessori, da 1 o 2 mm per immersioni in acque articolarmente temperate fino a mute di 7 mm per immersioni in acque fredde.
Da notare che la muta tende a galleggiare, rendendo positivo l'assetto del sub: la galleggiabilità e l'isolamento termico si riducono però con la profondità, in quanto l'aumento di pressione tende a comprimere le cellule gassose di cui è composto il neoprene.
Muta semistagna
La muta semistagna, al contrario di quella umida, mantiene uno strato d'acqua tra il corpo e la muta stessa, consentendo il ricambio con l'ambiente esterno solo su specifico intervento del subacqueo. Questo strato di acqua, scaldandosi al contatto con il corpo, mantiene una temperatura più calda rispetto a quella dell'acqua esterna, favorendo così la resistenza al freddo.
È costruita in neoprene e può avere uno spessore che varia da 5 a 7 mm. Si può indossare anche con un sottomuta leggero (sempre in neoprene). Necessita, rispetto alla muta umida, di una maggiore zavorra e di una cura maggiore: è infatti consigliato trattare con attenzione la cerniera di chiusura perché ha dei costi di riparazione molto elevati in caso di rottura. Anche i costi sono più elevati rispetto ad una semplice muta umida.
Di solito una muta semistagna è dotata di polsini e cavigliere realizzati in neoprene liscio in modo da aderire il più possibile alla pelle; in alcuni casi sia i polsini che le cavigliere sono a doppio strato, in modo da poter far aderire tra di essi i guanti o i calzari ed aumentare così ulteriormente la tenuta. Il neoprene liscio viene utilizzato anche nel collare, che va rigirato all'interno dopo aver indossato la muta.
È un buon compromesso per immersioni
in acque temperate, con temperature che vanno da 11 a circa
26°C; nel caso di acque più fredde si può
utilizzare un sottomuta in neoprene di qualche millimetro
o, più appropriatamente, una muta stagna.
Muta stagna
La muta stagna ha la particolarità di permettere al subacqueo di rimanere asciutto.
Questo è possibile in quanto sia i polsini che il collare sono a tenuta stagna. Per evitare l'eccessivo schiacciamento della muta sul corpo del subacqueo, a causa dell'aumentare della pressione con l'aumentare della profondità, la muta stagna è provvista di una valvola di gonfiaggio che permette di insufflare aria in essa; è presente inoltre una valvola per scaricare l'aria in espansione durante la risalita.
La muta stagna può essere utilizzata come unico mezzo per correggere il proprio assetto, escludendo completamente l'uso del GAV, in quanto l'aria a bassa pressione insufflata per contrastare la pressione dell'acqua sul corpo (compensazione delle cavità) svolge anche e soprattutto la funzione di aumentare il volume totale del subacqueo, consentendogli di ricevere una maggiore spinta secondo il principio di Archimede.
Guanti e calzari
Analogamente aquanto fa la muta subacquea, i guanti ed i calzari, anch'essi in neoprene, isolano termicamente mani e piedi. I calzari vanno scelti in base al tipo di pinna utilizzata: calzari in neoprene da 2-5mm per pinne a scarpetta chiusa; con una vera e popria suola rigida per le pinna ascarpetta aperta e cinghiolo.
Tabelle di decompressione e Computer
Lo strumento tradizionale per programmare le immersioni sono le tabelle di decompressione, nate inizialmente per stabilire l'esatta decompressione per desaturarsi sufficientemente al termine dell'immersione, ed usate oggi per l'uso amatoriale al fine di rimanere nella zona di sicurezza ed evitare quindi di doversi sottoporre a delle soste obbligatorie. Un consiglio per i nuovi appassionati è quello di usare il computer, imparando però anche a programmare con le tabelle, portandole sempre in immersione.
I computer si concentrano sullo stesso problema affrontato dalle tabelle di decompressione, ma sono in grado di calcolare continuamente la pressione parziale dei gas inerti nel corpo basandosi sulla profondità e sul profilo di immersione del subacqueo. Dal momento che i computer subacquei misurano automaticamente questi dati si riduce la necessità di portare con sé un orologio subacqueo e un profondimetro, e soprattutto possono avvisare il sub di un'eccessiva velocità nella risalita e di eventuali tappe di decompressioni mancate.
Molti computer subacquei forniscono anche altre informazioni al subacqueo, quali ad esempio la temperatura dell'acqua, la pressione del gas all'interno della bombola o il consumo medio d'aria.
Testo tratto da www.wikipedia.it e dal manuale f.i.p.s.a.s. Bollicine
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